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Capitolo 14: La traversata

Era trascorso un anno da quando Leo e fra Luciano avevano raggiunto l'abbazia di Ioua. Ora Leo era ripartito, ma in circostanze del tutto diverse da quelle che avrebbe potuto immaginare. Secondo la missione organizzata da Cassiodoro, lui e fra Luciano avrebbero dovuto trattenersi in Hibernia per uno, forse due anni, per poi tornare in Italia portando con sé preziose pergamene e relazioni sui monasteri locali. Le cose, però, erano andate molto diversamente. Leo aveva lasciato Ioua all'improvviso, separandosi da fra Luciano forse per sempre. E per andare... dove, poi? A pensarci bene, non era nemmeno sicuro che Cassiodoro fosse ancora in vita: l'anziano abate del Vivarium doveva aver superato gli ottant'anni, e diversi mesi erano trascorsi dalla sua ultima epistola, in cui egli chiedeva notizie del loro soggiorno in Hibernia. Ma quella missiva doveva essere partita dall'Italia quasi un anno prima, ormai. Leo era ancora affranto per come si era conclusa la sua ultima c...

Capitolo 13: Rapimento

«Sto perdendo la pazienza, frate», minacciò Caimir. Ma quel Colmkille  —  o come accidenti si chiamava  —  lo fissò senza il minimo timore. «Ho detto che proseguiremo quando sarà arrivato il mio scrivano», rispose. Parlava in brittonico, ma con un marcato accento goidelico. «Non capisco cos'altro ci sia da mettere per iscritto», insisté Caimir. «Vi ho già mostrato il messaggio col sigillo del mio signore Riderch: dovete solo dirmi sì o no. Non abbiamo bisogno di scrivani». Ma l'altro scosse semplicemente la testa, senza aggiungere parola. Avevano discusso già troppo a lungo. Dovevano concludere in fretta: Caimir e i suoi uomini non erano al sicuro su quell'isola. Riderch gli aveva affidato una missione rischiosa, e lui aveva tutta l'intenzione di portarla a termine. Ma persino arrivare fin lì non era stato semplice. Avevano viaggiato su un'anonima barca senza insegne, governata da rematori del Rheged che conoscevano bene le coste fino alla Dál Riata, e che aveva...

Capitolo 12: Rivelazione

Intento a ricopiare la  Confessio del venerato vescovo Patrizio, Luciano intinse ancora una volta la penna nel calamaio. La mano gli restò per un attimo sospesa a mezz'aria, rallentata da un pensiero. Da un anno viveva ormai all'abbazia di Ioua — o Hy, come la chiamavano i nativi — eppure ogni giorno gli pareva di scoprire un mondo nuovo. Nulla, in quel remoto lembo di terra battuto dai venti, assomigliava a ciò che aveva conosciuto al Vivarium. La cella che gli era stata assegnata sorgeva su un pendio esposto al sole del mattino. Non era che una piccola capanna di legno e torba, col tetto basso e affumicato, costruita secondo l’uso locale. All’interno regnava una penombra costante: la luce entrava solo da una fessura tra le travi, sufficiente però a illuminare il banco di legno grezzo su cui Luciano lavorava. Era un luogo povero, ma in quello spazio angusto Luciano sentiva di trovarsi più vicino a Dio che nella comoda abitazione dove aveva passato l'infanzia. Anche gli str...

Capitolo 11: Il sopravvissuto

«Puoi andare», disse Áedán al guaritore.  L'uomo chinò appena il capo e uscì in silenzio dalla tenda. Rimasti soli, Áedán rivolse lo sguardo alla sua guardia più fidata. «Cosa ne pensi, Erc?». «Il livido sta schiarendo e il guaritore sostiene che non avrai più capogiri. Direi che sono buone notizie». «Intanto, rispettando le sue indicazioni, sono dovuto rimanere qui segregato per quattro giorni», borbottò Áedán. Secondo il guaritore, il colpo di lancia che si era preso in testa durante la battaglia aveva "sbilanciato l'equilibrio del sangue"  — qualunque cosa volesse dire — e per questo gli aveva imposto assoluto riposo. Ora, sempre secondo lui, quel fantomatico equilibrio era tornato a posto. «In realtà», sogghignò Áedán alzandosi, «ho rispettato le ingiunzioni del guaritore solo perché mi faceva comodo: quattro giorni senza i britanni tra i piedi e con Rónán a trattare al mio posto». Erc scrollò le spalle. Conosceva il suo signore da abbastanza tempo per sapere che ...

Capitolo 10: Riderch e Mungo

Raggiunsero il gruppo di capanne verso cui erano stati indirizzati: un grappolo di dimore anonime, un po' discoste dalle altre che affollavano il villaggio fuori le mura di Cair Ligualid. Lì, avevano riferito a Riderch, si trovava — tra altri sfollati — l'uomo giunto quella mattina con notizie raccolte di persona su quanto accaduto ad Alt Clut. Il ragazzo che avevano incontrato sulla strada, e che aveva balbettato quei pochi, confusi accenni sull'attacco, era morto per l'emorragia e gli stenti poco dopo l'arrivo a Cair Ligualid. Da allora, nessuno sapeva davvero cosa fosse accaduto sulla Rocca.   Caimir non sembrava a proprio agio. Aveva insistito perché uscissero con almeno un paio di guardie, ma Riderch aveva rigettato l'idea con decisione: non voleva attirare più attenzioni di quante ne suscitasse già. Cominciava a sentirsi un esiliato in terra altrui, mentre cresceva in lui la convinzione di avere un ruolo da svolgere ad Alt Clut, più importante che mai. Tra...

Capitolo 9: Caimir

Per un buon tratto, lasciando Cair Ligualid alle spalle, la strada era ancora lastricata di pietre posate anticamente dai Romani. Ma più ci si allontanava dall'abitato, più i blocchi, sconnessi dall'erba e dall'incuria, cedevano il passo a una comune via sterrata, larga abbastanza da far passare agevolmente due carri affiancati. Quella giornata era iniziata nel peggiore dei modi, e nulla lasciava sperare in un miglioramento. La notizia della morte del guletic Tutgual aveva fatto sprofondare l'umore di Caimir. Avevano lasciato Cair Ligualid in tutta fretta per ritornare quanto prima ad Alt Clut. Questa era l'unica nota positiva. I due mesi di permanenza in quella cittadina, che puzzava di vanità e intrighi, erano stati decisamente troppo lunghi per lui. Non sopportava più la pomposità di re Urbgen e del suo seguito. Si faceva chiamare Pendragon, "capo supremo": un titolo che forse si addiceva a qualche grande eroe dei tempi andati, non certo al vanesio re U...

Capitolo 8: A Cair Ligualid

Riderch e i bambini stavano ancora dormendo beatamente. Distesa sul letto, Languoreth godeva della calma che precede l'alba. La prima luce dell'aurora già filtrava nella stanza. Udì gli uccelli mattutini cinguettare fuori e, in lontananza, un cavallo al trotto. Cair Ligualid era una vera cittadina, un mondo a parte rispetto ad Alt Clut. Le antiche mura romane, per quanto diroccate, e le abitazioni in blocchi squadrati di sasso le ricordavano le città favolose delle storie che sua nonna le raccontava da bambina. E nel cortile dell'abitazione di re Urbgen c'era perfino una fontana in pietra, elegante e solida, dalla quale l'acqua sgorgava senza sosta. Dicevano che un condotto sotterraneo la portasse da un fiume lontano: un'opera lasciata dai Romani, molte generazioni addietro. Eppure funzionava ancora con la stessa regolarità, come un vero prodigio. L'alloggio che Urbgen aveva messo a loro disposizione era curato e dignitoso: pelli morbide stese sui giacigli, ...