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Capitolo 23: Riconciliazione

Fuori il rigido inverno gelava le colline, ma dentro la stanza dove Leo impartiva lezione ad Artúr regnava un piacevole tepore. A differenza che nelle capanne di Ioua, il braciere acceso era posto a un lato della stanza, presso il muro in pietra, e il fumo fuoriusciva attraverso una fessura nel tetto. Il calore si diffondeva lentamente nell'ambiente, mentre le pesanti pelli appese alle pareti attenuavano gli spifferi. «Bene, così... No, aspetta, si scrive CVM GRATIA , con la T». Leo corresse Artúr mentre il ragazzo scriveva. Erano passati già tre mesi da quando Riderch gli aveva affidato l'ingrato compito di insinuare ad Artúr false informazioni su suo padre Áedán, durante le lezioni di latino. Ma Leo non era ancora riuscito a trovare il coraggio di farlo. Per la verità, lo stesso Riderch non era più tornato sull'argomento, limitandosi a chiedergli ogni tanto come andavano le lezioni. A questa domanda, Leo rispondeva attenendosi strettamente ai progressi di Artúr, evitando ...

Capitolo 22: Ambasceria

Il vento batteva contro le pareti di legno e terra dell’abbazia come una mano ostinata. Da giorni il cielo sopra Ioua non mostrava che nubi basse e livide, e il sole appariva appena, come una candela che si sta per spegnere. Luciano, seduto vicino al fuoco nella cella di padre Columba, teneva le mani aperte verso le fiamme, ma il calore sembrava non penetrare davvero nelle ossa. Si trovava nella cella dell'abate per vergare sotto dettatura una lettera destinata a padre Comgall del monastero di Bennchor, in Hibernia. Padre Columba aveva già terminato la sua dettatura e stava rileggendo in silenzio il testo appena scritto da Luciano. Al giovane monaco tornarono in mente gli inverni della sua terra natìa, i Bruttii: il cielo limpido, il sole tiepido persino a dicembre, il profumo degli olivi. Era il secondo inverno che Luciano passava a Ioua. Su quell’isola estrema il freddo era umido, penetrante: saliva dal mare e si insinuava tra le vesti, tra le pareti. Nelle giornate più fredde e ...

Capitolo 21: La visione

L’ingresso della grande sala di Dún Att, dove si tenevano gli incontri più importanti, era sempre sorvegliato. Ma Maithgen conosceva ogni anfratto delle pareti di legno e frasche di quell'edificio. Spesso la curiosità la divorava: voleva sapere cosa facesse suo padre durante le riunioni con gli altri capiclan. Così si inventava una scusa per allontanarsi da casa e, di nascosto, si recava sul retro della sala. Lì — proprio come nella capanna della sua famiglia — aveva scoperto un pertugio da cui poteva udire indisturbata le voci all’interno. Nello spiazzo sul retro non c’era quasi mai nessuno: solo capre al pascolo tra l’erba selvatica. Nessun occhio indiscreto badava a una ragazzina che si aggirava tra gli animali. Così poteva fermarsi ad ascoltare dal pertugio anche per molto tempo. Quella era una riunione importante: suo padre Áedán si incontrava con re Conall e con Morcant, suo zio materno, che ora si faceva chiamare Morken. I genitori di Maithgen avevano ospitato in incognito M...

Capitolo 20: L'ostaggio

«Salve Leo, ti disturbo?», fece Artúr, facendo capolino all'uscio della stanza. Il suo latino stava migliorando giorno dopo giorno, e anche il suo comportamento, insolitamente maturo per un ragazzino di otto anni. «Certo che no, ti stavo aspettando, Artúr», rispose Leo, sorridendo. «Guarda, poco fa ho ricevuto una missiva da Ioua. L'ha inviata fra Luciano, il tuo precedente tutore». «Ah davvero! Come sta? Cosa dice?». «Sta bene, e sai una cosa? Questa lettera mi ha reso molto felice, perché mi riferisce che gli ha scritto Cassiodoro, il nostro vecchio abate in Italia. A quanto pare anch'egli, pur essendo molto anziano, sta piuttosto bene; e anzi, si tiene occupato con la scrittura». Leo era altrettanto felice per il semplice fatto che fra Luciano gli avesse scritto. Lo interpretò come un segno che il suo compagno di viaggio dall'Italia, nonostante la scioccante verità emersa nel loro ultimo incontro, tre mesi prima, non gli serbava rancore. Dopotutto, pensò, Luciano era...

Capitolo 19: Decisioni

«Riderch!». I suoi cugini Nudd e Mordaf, uno dopo l'altro, lo abbracciarono forte. Non era un saluto di circostanza. L'emozione era palpabile. Dopo uno scambio di saluti, Riderch li accompagnò attraverso il portale d'ingresso di Cair Ligualid, dentro la cittadella. «Non hai idea del caos che è successo... ti hanno già informato di tutto?», gli chiese Nudd, mentre camminavano. «Da qui ho ricevuto notizie frammentarie», rispose Riderch. «So che mio padre e i miei fratelli sono morti nell'assalto ad Alt Clut condotto da una banda di guerrieri dalriadi — ignominosamente aiutati da alcuni cugini di mio padre, con Neiton in testa». Poi si ricordò che Serwan, padre di Mordaf, si trovava ad Alt Clut come braccio destro di re Tutgual. «E... tuo padre?», domandò quindi a Mordaf, con leggera esitazione. «Ha avuto una morte onorevole, come tuo padre e i tuoi fratelli: con la spada in mano, difendendo la Rocca», rispose questi, con un tono d'orgoglio nella voce. «Ma senti, Rider...

Capitolo 18: Il pertugio

«Guarda, Brigit, sta arrivando!» esclamò Maithgen, rivolta alla serva di famiglia. Lo aveva riconosciuto prima ancora di distinguerne il volto, e il cuore aveva preso a batterle più forte: suo padre Áedán era tornato. Il mantello verde gli sventolava alle spalle come un'ala mentre avanzava insieme a tre guardie, risalendo la china verso casa. Anche lui la scorse da lontano. Sorridendo, si diresse senza esitazione verso di lei. «La mia donnina!» le disse quando la raggiunse, sollevandola da terra con le sue braccia forti. Non aveva un buon odore, dovevano essere parecchi giorni che non si lavava. Ma il sorriso che le rivolse le illuminò il cuore. «Ma sei cresciuta mentre ero via? È già quasi passata una luna da quando sono partito, in effetti», disse, con un tono caldo di voce. «Stavo andando ad aiutare Brigit a lavare i panni», esclamò Maithgen, ansiosa di riallacciare il dialogo col padre: ci teneva a fargli sapere che stava imparando a diventare grande, come le insegnava la mamma...

Capitolo 17: Il fantasma

Erc passeggiava lungo la riva del Clut. Cercava di approfittare dei rari momenti in cui il suo signore, Áedán, non aveva bisogno di lui, per rilassarsi, respirare aria fresca e lasciar correre i pensieri. Finalmente avevano tolto le tende dalle falde della Rocca e avevano iniziato a spostarsi più a valle, seguendo il corso dell'estuario. Era quanto Áedán, a nome di re Conall, aveva concordato con i Britanni: i Dalriadi si sarebbero ritirati da Alt Clut, ma in cambio avrebbero preso il controllo di tutte le terre di frontiera tra i due regni. Osservando la selva che ammantava le lievi colline, Erc pensò che quella giornata sarebbe stata perfetta per andare a caccia. Quelle foreste dovevano pullulare di cinghiali, e forse anche di cervi. Poi, mentre il suo sguardo si spostava verso la riva del fiume, scorse un cavaliere che, ancora molto lontano, avanzava verso di lui lungo il sentiero che proveniva da Alt Clut. Pur essendo armato, Erc non volle correre rischi e si affrettò a tornare...