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Capitolo 19: Decisioni

«Riderch!». I suoi cugini Nudd e Mordaf, uno dopo l'altro, lo abbracciarono forte. Non era un saluto di circostanza. L'emozione era palpabile. Dopo uno scambio di saluti, Riderch li accompagnò attraverso il portale d'ingresso di Cair Ligualid, dentro la cittadella. «Non hai idea del casino che è successo... ti hanno già informato di tutto?», gli chiese Nudd, mentre camminavano. «Da qui ho ricevuto notizie frammentarie», rispose Riderch. «So che mio padre e i miei fratelli sono morti nell'assalto ad Alt Clut condotto da una banda di guerrieri dalriadi — ignominosamente aiutati da alcuni cugini di mio padre, con Neiton in testa». Poi si ricordò che Serwan, padre di Mordaf, si trovava ad Alt Clut come braccio destro di re Tutgual. «E... tuo padre?», domandò quindi a Mordaf, con leggera esitazione. «Ha avuto una morte onorevole, come tuo padre e i tuoi fratelli: con la spada in mano, difendendo la Rocca», rispose questi, con un tono d'orgoglio nella voce. «Ma senti, Rid...

Capitolo 18: Il pertugio

«Guarda, Brigit, sta arrivando!» esclamò Maithgen, rivolta alla serva di famiglia. Lo aveva riconosciuto prima ancora di distinguerne il volto, e il cuore aveva preso a batterle più forte: suo padre Áedán era tornato. Il mantello verde gli sventolava alle spalle come un'ala mentre avanzava insieme a tre guardie, risalendo la china verso casa. Anche lui la scorse da lontano. Sorridendo, si diresse senza esitazione verso di lei. «La mia donnina!» le disse quando la raggiunse, sollevandola da terra con le sue braccia forti. Non aveva un buon odore, dovevano essere parecchi giorni che non si lavava. Ma il sorriso che le rivolse le illuminò il cuore. «Ma sei cresciuta mentre ero via? È già quasi passata una luna da quando sono partito, in effetti», disse, con un tono caldo di voce. «Stavo andando ad aiutare Brigit a lavare i panni», esclamò Maithgen, ansiosa di riallacciare il dialogo col padre: ci teneva a fargli sapere che stava imparando a diventare grande, come le insegnava la mamma...

Capitolo 17: Il fantasma

Erc passeggiava lungo la riva del Clut. Cercava di approfittare dei rari momenti in cui il suo signore, Áedán, non aveva bisogno di lui, per rilassarsi, respirare aria fresca e lasciar correre i pensieri. Finalmente avevano tolto le tende dalle falde della Rocca e avevano iniziato a spostarsi più a valle, seguendo il corso dell'estuario. Era quanto Áedán, a nome di re Conall, aveva concordato con i Britanni: i Dalriadi si sarebbero ritirati da Alt Clut, ma in cambio avrebbero preso il controllo di tutte le terre di frontiera tra i due regni. Osservando la selva che ammantava le lievi colline, Erc pensò che quella giornata sarebbe stata perfetta per andare a caccia. Quelle foreste dovevano pullulare di cinghiali, e forse anche di cervi. Poi, mentre il suo sguardo si spostava verso la riva del fiume, scorse un cavaliere che, ancora molto lontano, avanzava verso di lui lungo il sentiero che proveniva da Alt Clut. Pur essendo armato, Erc non volle correre rischi e si affrettò a tornare...

Capitolo 16: Il rituale

Neiton uscì dalla sala reale attorniato dalle guardie del corpo e da alcuni tra i suoi uomini più fidati, tra cui suo fratello Gwrast e suo cugino Cynan. Finalmente il grande giorno era arrivato: sarebbe stato proclamato guletic di Alt Clut di fronte alla popolazione e ai clan riuniti sulla Rocca. Giungere a quel momento, però, era stato più complicato del previsto. Erano trascorsi ormai dieci giorni dall'attacco, e di Riderch e della sua famiglia non era stata trovata alcuna traccia. La cosa inquietava Neiton più di quanto volesse dare a vedere: non era normale. Era possibile che Riderch avesse ricevuto una soffiata e fosse riuscito a lasciare Alt Clut per rifugiarsi oltre i confini del regno. I sospetti di Neiton si concentravano sul Rheged: tutti i messaggeri che aveva inviato alla ricerca del fuggitivo erano ritornati — senza notizie —, tutti tranne uno, quello mandato a Cair Ligualid, del quale non era giunta alcuna notizia. Poteva essergli accaduto un incidente, forse un inco...

Capitolo 15: La città delle mura

«Guarda, Artúr, vedi lassù? Quella è Cair Ligualid!», disse all'improvviso frate Mungo, indicando un punto lontano. Artúr sollevò la testa. Gli bruciavano gli occhi per la stanchezza — prima il viaggio infinito in barca, poi tutte quelle ore dentro il carro che sobbalzava a ogni sasso — ma quando vide le mura in lontananza sentì il cuore battere più forte. Era quasi arrivato. La città del grande Urbgen Pendragon. Finalmente lì avrebbe incontrato suo zio Riderch. Il capo delle guardie, Caimir, aveva parlato di loro come di due eroi, amici di suo padre Áedán. Artúr non aveva capito bene perché suo padre avesse deciso di mandarlo da suo zio, il fratello di sua madre Guenfron. Gli avevano detto che riguardava la sua formazione. Forse Riderch poteva insegnargli qualcosa che a Ioua non avrebbero potuto, o forse i guerrieri ai suoi ordini erano maestri di spada più esperti di quelli dalriadi... Trovava strano soltanto il fatto che la partenza dall'abbazia di Ioua fosse avvenuta così i...

Capitolo 14: La traversata

Era trascorso un anno da quando Leo e fra Luciano avevano raggiunto l'abbazia di Ioua. Ora Leo era ripartito, ma in circostanze del tutto diverse da quelle che avrebbe potuto immaginare. Secondo la missione organizzata da Cassiodoro, lui e fra Luciano avrebbero dovuto trattenersi in Hibernia per uno, forse due anni, per poi tornare in Italia portando con sé preziose pergamene e relazioni sui monasteri locali. Le cose, però, erano andate molto diversamente. Leo aveva lasciato Ioua all'improvviso, separandosi da fra Luciano forse per sempre. E per andare... dove, poi? A pensarci bene, non era nemmeno sicuro che Cassiodoro fosse ancora in vita: l'anziano abate del Vivarium doveva aver superato gli ottant'anni, e diversi mesi erano trascorsi dalla sua ultima epistola, in cui egli chiedeva notizie del loro soggiorno in Hibernia. Ma quella missiva doveva essere partita dall'Italia quasi un anno prima, ormai. Leo era ancora affranto per come si era conclusa la sua ultima c...

Capitolo 13: Rapimento

«Sto perdendo la pazienza, frate», minacciò Caimir. Ma quel Colmkille  —  o come accidenti si chiamava  —  lo fissò senza il minimo timore. «Ho detto che proseguiremo quando sarà arrivato il mio scrivano», rispose. Parlava in brittonico, ma con un marcato accento goidelico. «Non capisco cos'altro ci sia da mettere per iscritto», insisté Caimir. «Vi ho già mostrato il messaggio col sigillo del mio signore Riderch: dovete solo dirmi sì o no. Non abbiamo bisogno di scrivani». Ma l'altro scosse semplicemente la testa, senza aggiungere parola. Avevano discusso già troppo a lungo. Dovevano concludere in fretta: Caimir e i suoi uomini non erano al sicuro su quell'isola. Riderch gli aveva affidato una missione rischiosa, e lui aveva tutta l'intenzione di portarla a termine. Ma persino arrivare fin lì non era stato semplice. Avevano viaggiato su un'anonima barca senza insegne, governata da rematori del Rheged che conoscevano bene le coste fino alla Dál Riata, e che aveva...