Capitolo 22: Ambasceria
Il vento batteva contro le pareti di legno e terra dell’abbazia come una mano ostinata. Da giorni il cielo sopra Ioua non mostrava che nubi basse e livide, e il sole appariva appena, come una candela che si sta per spegnere. Luciano, seduto vicino al fuoco nella cella di padre Columba, teneva le mani aperte verso le fiamme, ma il calore sembrava non penetrare davvero nelle ossa. Si trovava nella cella dell'abate per vergare sotto dettatura una lettera destinata a padre Comgall del monastero di Bennchor, in Hibernia. Padre Columba aveva già terminato la sua dettatura e stava rileggendo in silenzio il testo appena scritto da Luciano. Al giovane monaco tornarono in mente gli inverni della sua terra natìa, i Bruttii: il cielo limpido, il sole tiepido persino a dicembre, il profumo degli olivi. Era il secondo inverno che Luciano passava a Ioua. Su quell’isola estrema il freddo era umido, penetrante: saliva dal mare e si insinuava tra le vesti, tra le pareti. Nelle giornate più fredde e ...