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Capitolo 21: La visione

L’ingresso della grande sala di Dún Att, dove si tenevano gli incontri più importanti, era sempre sorvegliato. Ma Maithgen conosceva ogni anfratto delle pareti di legno e frasche di quell'edificio. Spesso la curiosità la divorava: voleva sapere cosa facesse suo padre durante le riunioni con gli altri capiclan. Così si inventava una scusa per allontanarsi da casa e, di nascosto, si recava sul retro della sala. Lì — proprio come nella capanna della sua famiglia — aveva scoperto un pertugio da cui poteva udire indisturbata le voci all’interno. Nello spiazzo sul retro non c’era quasi mai nessuno: solo capre al pascolo tra l’erba selvatica. Nessun occhio indiscreto badava a una ragazzina che si aggirava tra gli animali. Così poteva fermarsi ad ascoltare dal pertugio anche per molto tempo. Quella era una riunione importante: suo padre Áedán si incontrava con re Conall e con Morcant, suo zio materno, che ora si faceva chiamare Morken. I genitori di Maithgen avevano ospitato in incognito M...

Capitolo 20: L'ostaggio

«Salve Leo, ti disturbo?», fece Artúr, facendo capolino all'uscio della stanza. Il suo latino stava migliorando giorno dopo giorno, e anche il suo comportamento, insolitamente maturo per un ragazzino di otto anni. «Certo che no, ti stavo aspettando, Artúr», rispose Leo, sorridendo. «Guarda, poco fa ho ricevuto una missiva da Ioua. L'ha inviata fra Luciano, il tuo precedente tutore». «Ah davvero! Come sta? Cosa dice?». «Sta bene, e sai una cosa? Questa lettera mi ha reso molto felice, perché mi riferisce che gli ha scritto Cassiodoro, il nostro vecchio abate in Italia. A quanto pare anch'egli, pur essendo molto anziano, sta piuttosto bene; e anzi, si tiene occupato con la scrittura». Leo era altrettanto felice per il semplice fatto che fra Luciano gli avesse scritto. Lo interpretò come un segno che il suo compagno di viaggio dall'Italia, nonostante la scioccante verità emersa nel loro ultimo incontro, tre mesi prima, non gli serbava rancore. Dopotutto, pensò, Luciano era...

Capitolo 19: Decisioni

«Riderch!». I suoi cugini Nudd e Mordaf, uno dopo l'altro, lo abbracciarono forte. Non era un saluto di circostanza. L'emozione era palpabile. Dopo uno scambio di saluti, Riderch li accompagnò attraverso il portale d'ingresso di Cair Ligualid, dentro la cittadella. «Non hai idea del caos che è successo... ti hanno già informato di tutto?», gli chiese Nudd, mentre camminavano. «Da qui ho ricevuto notizie frammentarie», rispose Riderch. «So che mio padre e i miei fratelli sono morti nell'assalto ad Alt Clut condotto da una banda di guerrieri dalriadi — ignominosamente aiutati da alcuni cugini di mio padre, con Neiton in testa». Poi si ricordò che Serwan, padre di Mordaf, si trovava ad Alt Clut come braccio destro di re Tutgual. «E... tuo padre?», domandò quindi a Mordaf, con leggera esitazione. «Ha avuto una morte onorevole, come tuo padre e i tuoi fratelli: con la spada in mano, difendendo la Rocca», rispose questi, con un tono d'orgoglio nella voce. «Ma senti, Rider...

Capitolo 18: Il pertugio

«Guarda, Brigit, sta arrivando!» esclamò Maithgen, rivolta alla serva di famiglia. Lo aveva riconosciuto prima ancora di distinguerne il volto, e il cuore aveva preso a batterle più forte: suo padre Áedán era tornato. Il mantello verde gli sventolava alle spalle come un'ala mentre avanzava insieme a tre guardie, risalendo la china verso casa. Anche lui la scorse da lontano. Sorridendo, si diresse senza esitazione verso di lei. «La mia donnina!» le disse quando la raggiunse, sollevandola da terra con le sue braccia forti. Non aveva un buon odore, dovevano essere parecchi giorni che non si lavava. Ma il sorriso che le rivolse le illuminò il cuore. «Ma sei cresciuta mentre ero via? È già quasi passata una luna da quando sono partito, in effetti», disse, con un tono caldo di voce. «Stavo andando ad aiutare Brigit a lavare i panni», esclamò Maithgen, ansiosa di riallacciare il dialogo col padre: ci teneva a fargli sapere che stava imparando a diventare grande, come le insegnava la mamma...

Capitolo 17: Il fantasma

Erc passeggiava lungo la riva del Clut. Cercava di approfittare dei rari momenti in cui il suo signore, Áedán, non aveva bisogno di lui, per rilassarsi, respirare aria fresca e lasciar correre i pensieri. Finalmente avevano tolto le tende dalle falde della Rocca e avevano iniziato a spostarsi più a valle, seguendo il corso dell'estuario. Era quanto Áedán, a nome di re Conall, aveva concordato con i Britanni: i Dalriadi si sarebbero ritirati da Alt Clut, ma in cambio avrebbero preso il controllo di tutte le terre di frontiera tra i due regni. Osservando la selva che ammantava le lievi colline, Erc pensò che quella giornata sarebbe stata perfetta per andare a caccia. Quelle foreste dovevano pullulare di cinghiali, e forse anche di cervi. Poi, mentre il suo sguardo si spostava verso la riva del fiume, scorse un cavaliere che, ancora molto lontano, avanzava verso di lui lungo il sentiero che proveniva da Alt Clut. Pur essendo armato, Erc non volle correre rischi e si affrettò a tornare...

Capitolo 16: Il rituale

Neiton uscì dalla sala reale attorniato dalle guardie del corpo e da alcuni tra i suoi uomini più fidati, tra cui suo fratello Gwrast e suo cugino Cynan. Finalmente il grande giorno era arrivato: sarebbe stato proclamato guletic di Alt Clut di fronte alla popolazione e ai clan riuniti sulla Rocca. Giungere a quel momento, però, era stato più complicato del previsto. Erano trascorsi ormai dieci giorni dall'attacco, e di Riderch e della sua famiglia non era stata trovata alcuna traccia. La cosa inquietava Neiton più di quanto volesse dare a vedere: non era normale. Era possibile che Riderch avesse ricevuto una soffiata e fosse riuscito a lasciare Alt Clut per rifugiarsi oltre i confini del regno. I sospetti di Neiton si concentravano sul Rheged: tutti i messaggeri che aveva inviato alla ricerca del fuggitivo erano ritornati — senza notizie —, tutti tranne uno, quello mandato a Cair Ligualid, del quale non era giunta alcuna notizia. Poteva essergli accaduto un incidente, forse un inco...

Capitolo 15: La città delle mura

«Guarda, Artúr, vedi lassù? Quella è Cair Ligualid!», disse all'improvviso frate Mungo, indicando un punto lontano. Artúr sollevò la testa. Gli bruciavano gli occhi per la stanchezza — prima il viaggio infinito in barca, poi tutte quelle ore dentro il carro che sobbalzava a ogni sasso — ma quando vide le mura in lontananza sentì il cuore battere più forte. Era quasi arrivato. La città del grande Urbgen Pendragon. Finalmente lì avrebbe incontrato suo zio Riderch. Il capo delle guardie, Caimir, aveva parlato di loro come di due eroi, amici di suo padre Áedán. Artúr non aveva capito bene perché suo padre avesse deciso di mandarlo da suo zio, il fratello di sua madre Guenfron. Gli avevano detto che riguardava la sua formazione. Forse Riderch poteva insegnargli qualcosa che a Ioua non avrebbero potuto, o forse i guerrieri ai suoi ordini erano maestri di spada più esperti di quelli dalriadi... Trovava strano soltanto il fatto che la partenza dall'abbazia di Ioua fosse avvenuta così i...