Capitolo 19: Decisioni

«Riderch!». I suoi cugini Nudd e Mordaf, uno dopo l'altro, lo abbracciarono forte. Non era un saluto di circostanza. L'emozione era palpabile.
Dopo uno scambio di saluti, Riderch li accompagnò attraverso il portale d'ingresso di Cair Ligualid, dentro la cittadella.

«Non hai idea del casino che è successo... ti hanno già informato di tutto?», gli chiese Nudd, mentre camminavano.
«Da qui ho ricevuto notizie frammentarie», rispose Riderch. «So che mio padre e i miei fratelli sono morti nell'assalto ad Alt Clut condotto da una banda di guerrieri dalriadi — ignominosamente aiutati da alcuni cugini di mio padre, con Neiton in testa».
Poi si ricordò che Serwan, padre di Mordaf, si trovava ad Alt Clut come braccio destro di re Tutgual.
«E... tuo padre?», domandò quindi a Mordaf, con leggera esitazione.
«Ha avuto una morte onorevole, come tuo padre e i tuoi fratelli: con la spada in mano, difendendo la Rocca», rispose questi, con un tono d'orgoglio nella voce.
«Ma senti, Riderch, c'è molto di più», aggiunse Mordaf con urgenza. «Poco prima di partire per venire qui, i nostri informatori da Alt Clut ci hanno portato una notizia che non abbiamo ancora potuto verificare — ma che sembra vera: Morcant sarebbe stato avvistato vivo! Ad Alt Clut ne sono convinti: sarebbe stato il messaggero ufficiale di Neiton a incontrarlo all'accampamento di Áedán. E subito dopo Áedán ha tolto le tende ed è rientrato in Dál Riata, con Morcant al seguito. A quanto pare... forse è stato Áedán stesso a salvargli la vita. Chissà per quale motivo».
Riderch rallentò il passo, fino a fermarsi. Il cuore gli batteva all'impazzata.
«Questa è... una stupenda notizia! Quindi Morcant si è salvato!».
Poi in un attimo gli balenò in mente ciò che aveva compiuto: il rapimento del figlio di Áedán. Ed ebbe un momento di capogiro. «Ma come... come mai», disse, «Áedán gli avrebbe salvato la vita, dopo aver fatto uccidere mio padre, tuo padre e i miei fratelli Culfulch e Ardderchddrud?».
«Non è tutto, purtroppo», intervenne Nudd. «Le vedove e le figlie di Ardderchddrud e Culfulch sono state risparmiate, ma un destino molto truce è stato riservato alla moglie di Morcant e ai suoi due figli...».
Nudd prese un profondo respiro, come se gli servisse forza per continuare.
«Ci è stato riferito che la cerimonia di proclamazione di Neiton è stata presieduta da un druido, che ha officiato gli antichi riti... e... ha sacrificato ad Araun le vite di Morwena e dei suoi figli».
Fu come se una mazzata avesse frantumato l'entusiasmo che aveva colto Riderch alla notizia che Morcant era vivo. Riprese a camminare lentamente, quasi stordito.
«Tutte queste tragedie... e io ero qui a passare il tempo in ozio, ignaro. Sono venuto qui due lune fa con Languoreth e i bambini, per trascorrere un periodo lontano dagli intrighi e svagarci un po', prima di tornare ai nostri doveri. Mai e poi mai avrei immaginato che proprio durante la mia assenza potesse succedere tutto questo».
«Ora ci è chiaro», disse Mordaf. «In molti si chiedevano come mai tu e la tua famiglia non foste alla Rocca e dove vi trovaste. Quando non ti vedemmo al rito funebre di tuo padre e dei tuoi fratelli, ci preoccupammo. Grazie per averci fatto chiamare qui».
«È per un motivo molto importante che vi ho chiamato. Potrei avere bisogno del vostro aiuto. Dopo che vi sarete rifocillati, avremo un incontro con re Urbgen per prendere delle decisioni».
«Cugino, lo sai che saremo sempre dalla tua parte. Come l'ultima volta, quando andammo insieme in battaglia per vendicare la morte di Elidir».
Riderch annuì, ma questa volta la situazione era molto, molto più grave.

Giunti al grande edificio di Urbgen, Riderch concesse a Nudd e Mordaf il tempo di lavarsi della polvere del viaggio e di riposare un poco: nonostante fossero in estate, la pioggia nella notte aveva raffreddato molto l'aria, e i due cugini erano arrivati fradici e infreddoliti a Cair Ligualid.

Dopo essersi rifocillati, entrarono insieme nella stanza dove già si trovavano gli ospiti di Urbgen.
Com'era tipico delle abitazioni a Cair Ligualid, l'ambiente era di forma rettangolare. Le pareti lignee erano tappezzate di pelli d'animale, che proteggevano dal freddo in inverno e che attutivano le voci affinché non fossero udite all'esterno. Lì Urbgen era solito tenere i colloqui di maggior peso, quelli il cui contenuto non doveva essere conosciuto al di fuori di quelle mura.
La luce filtrava da una stretta apertura nella parete, ma a rischiarare la stanza erano soprattutto le torce infisse in bracci di metallo; il fumo saliva e usciva da una fessura nel tetto. Almeno in questo, vi era una somiglianza con le abitazioni di Alt Clut.
Urbgen e i suoi ospiti sedevano su scranni ai lati di un tavolo grezzo.

Il re del Rheged si alzò quando Riderch, Nudd e Mordaf vennero fatti entrare.
«Eccovi finalmente», disse. «Benvenuti, Mordaf, Nudd: la vostra presenza a Cair Ligualid, dopo tanto tempo, è più che gradita!».
I saluti erano diretti soltanto a loro due perché Riderch aveva già incontrato e discusso con gli ospiti di Urbgen prima dell'arrivo dei cugini.
«È un onore per noi, re Urbgen Pendragon, essere ospitati nella tua città», rispose Nudd, che prese la parola in quanto era il maggiore dei due. «Riderch ci ha convocati per discutere della drammatica situazione di Alt Clut. Anche noi, però, portiamo notizie che crediamo non siano ancora giunte fin qui».
«Non so», disse Urbgen accennando agli uomini seduti sugli scranni, «se voi due conosciate già Guendoleu ap Ceidio. È uno dei più valorosi del Rheged».
L'uomo indicato da Urbgen chinò leggermente il capo in segno di saluto, senza alzarsi. Aveva una corporatura massiccia, una barba incolta e uno sguardo che a Riderch parve non soltanto orgoglioso, ma quasi di sfida. Indossava un abito di pelle, spartano, tipico di un guerriero, a differenza di Urbgen, che prediligeva lane pregiate.
«Non ho mai incontrato Nudd e Mordaf», disse Guendoleu, «ma la fama dei loro nomi è giunta fino alla mia modesta fortezza. Sono lieto di incontrarvi, finalmente». La sua voce era energica e incalzante.
«Oh», aggiunse, «e questo accanto a me è il mio bardo, Lailoken. Credo che vi conosciate, perché è cognato di Riderch».
Lailoken, fratello gemello di Languoreth, era conosciuto per essere un tipo particolare. Languoreth aveva rivelato a Riderch che il gemello, fin da bambino, riusciva talvolta a entrare in contatto con gli dèi, a udirne le voci.
Pur essendo abbastanza giovane — non aveva ancora trent'anni — era divenuto qualcosa di più di un semplice bardo: diversi signorotti di Alt Clut e del Rheged, fra coloro che ancora credevano negli antichi dèi, si erano contesi i suoi servigi come consigliere.
Di recente era stato Guendoleu, campione a sua volta delle antiche credenze, ad assicurarsi Lailoken, elargendogli onori e ricompense in cambio di preziosi consigli e rivelazioni su ciò che gli dèi si aspettavano da lui.
Riderch notò un dettaglio di Lailoken che non aveva mai visto prima: una torque di metallo al collo. Era il segno del privilegio concessogli da Guendoleu, come consigliere personale e non solo semplice bardo. Per il resto, il cognato appariva a Riderch come lo ricordava: figura longilinea, capelli arruffati e in disordine, aria quasi assente. Si limitò a salutare Nudd e Mordaf — che pure conosceva già come cugini acquisiti di sua sorella — con un lieve cenno del capo, senza proferire parola.
Re Urbgen riprese a parlare: «Costui, invece, è il mio bardo, il famoso Taliesin», disse, con una venatura di sfida a Guendoleu nel tono di voce, «le cui storie sono conosciute in tutti i territori britanni».
Anche Taliesin portava una torque di metallo al collo. A giudicare dall'aspetto — una barba corta brizzolata, una lieve rotondità del ventre — doveva avere intorno alle quaranta primavere.
A differenza di Lailoken, si alzò in piedi e, con un ampio sorriso, disse: «Re Urbgen map Cynfarch, Pendragon del Rheged, mi attribuisce una fama che non merito». La sua voce era calda e seducente, il suo portamento — ora che stava in piedi — elegante. Accennò un saluto a Nudd e Mordaf, poi a Riderch — benché lo avesse incontrato poco prima —, quindi tornò a sedersi, avvolgendosi nel suo mantello verde.

Seguì una lunga conversazione, durante la quale ciascuno mise sul tavolo le notizie di cui era in possesso, mentre si sorseggiava soltanto acqua. Urbgen aveva fatto evitare di proposito l'idromele: in quella stanza, nessuno doveva concedersi il conforto dell'ebbrezza finché le decisioni non fossero state prese.

Infine, si giunse a tirare le somme.
«Dunque, siamo d'accordo che questa situazione, con gli usurpatori al potere sulla Rocca, minaccia l'equilibrio dei clan di Alt Clut, e di conseguenza anche la stabilità del rapporto tra il mio regno e il vostro», disse Urbgen, come per riassumere quanto detto fino ad allora. «Inoltre, secondo quanto ci hanno riferito Nudd e Mordaf, Morcant sarebbe sopravvissuto, per quanto ferito, e si troverebbe ora ospite — o forse ostaggio, chissà? — dello stesso Áedán, colui che ha aiutato militarmente i congiurati ad andare al potere. Ciò è una gradita sorpresa: Morcant è l'erede naturale di Tutgual. Ma sarà davvero nella posizione di prendere una decisione propria?».
«Conosco bene mio fratello, e dico che ora è solo una pedina senza voce», disse Riderch, quasi interrompendo Urbgen. «Gli usurpatori hanno fatto giustiziare sua moglie e i suoi figli. Non può avere né la lucidità né i mezzi per riprendersi Alt Clut. Non a breve».
«A questo punto», riprese Urbgen, dandosi una manata sul ginocchio come a evidenziare che erano giunti al dunque, «la situazione si conferma quella che avevo previsto prima di questo incontro: se vogliamo riportare Alt Clut alla stabilità, ci sarà bisogno di un intervento da parte nostra, e in tal caso servirà l'aiuto di tutti noi qui presenti».

«C'è una cosa che non abbiamo discusso», fece Guendoleu, sporgendosi in avanti sul suo scranno: «Riderch, cosa intendi fare col figlio di Áedán?».
Riderch si schiarì la voce: «Artúr è mio nipote, e non è al corrente di tutta questa situazione: pensa che la decisione di farlo venire qui a Cair Ligualid sia stata presa da suo padre. Al momento lo abbiamo accolto come si addice a un membro della famiglia, e ha gia fatto amicizia con i suoi cugini».
Guendoleu fece un sogghigno come di scherno, ma Riderch non gli badò, e proseguì: «Ciò detto, sapete bene che Artúr di fatto è un ostaggio. Sicuramente i monaci di Hy avranno già comunicato ad Áedán che abbiamo portato via suo figlio. Il mio inviato, Caimir, ha deliberatamente fatto sapere ai monaci che lo avremmo portato qui, e mi aspetto che Áedán manderà un messaggero per aprire un contatto. Anche la pressione che ora ho messo ad Áedán rientra nell'azione per riprendermi indietro Alt Clut».
Guendoleu si appoggiò al piccolo schienale dello scranno, facendolo scricchiolare, ma non ribatté.

Intervenne Nudd: «Mordaf e io siamo d'accordo nel dare il nostro sostegno, militare o logistico, per quanto è nelle nostre possibilità».
«Bene», disse Urbgen. «Se si saprà in giro che Riderch è vivo e sta attivamente raccogliendo forze, e che nientemeno che voi due siete con lui, altri clan nei territori di Alt Clut si uniranno, ne sono certo. Dobbiamo tutti renderci conto che l'opzione di una guerra contro Neiton e i suoi non è da escludere, a questo punto».
Poi, Urbgen guardò Guendoleu in faccia: «Tu sei uno degli uomini più forti nel Rheged, per questo ho convocato te e non altri, lo sai bene. Ora ho bisogno di sapere se, come re del Rheged, posso contare su di te».

Guendoleu non si scompose.
«Sono disposto ad aggiungermi a questa alleanza. A delle condizioni, però».
«Dille», lo esortò Urbgen.
«Vorrei che mi fosse riconosciuto il dominio sulla mia rocca e sulla piccola vallata circostante. È un piccolo territorio, ma vorrei venire rispettato, anche da te, quale padrone di quelle poche terre, non solo come capoclan, ma come re».
Guendoleu aveva parlato con tono sicuro, ma tutto d'un fiato, il che tradiva un certo nervosismo per la consapevolezza di avanzare una richiesta audace e potenzialmente conflittuale.
Ma Urbgen, dopo alcuni istanti in silenzio, rispose: «Va bene, così sia, accetto».
Evidentemente, dal tono che aveva usato, non considerava di alcuna importanza la piccola rocca di Guendoleu.
«C'è un'altra cosa, ma lascerò che sia il mio bardo a parlare», disse Guendoleu, cercando di sfruttare il momento favorevole.

Ci fu un istante di stupore generale. Poi, Lailoken prese lentamente la parola, scrutando i presenti con uno sguardo apparentemente apatico.
«Da qualche anno, mia sorella Languoreth mi riferisce del raro talento innato di sua figlia nell'udire le voci degli spiriti della natura».
A Riderch si rizzarono i capelli. Cosa aveva a che fare Acgarat con tutto questo?
«In accordo con sua madre, ho deciso di prendere con me mia nipote Acgarat per istruirla come custode della nostra antica saggezza e delle nostre tradizioni spirituali: è vicina alle dodici primavere ed è tempo che inizi il suo percorso», continuò Lailoken.
«Un momento, Languoreth non mi ha parlato di questo!» protestò Riderch. In realtà, pensandoci bene, Languoreth gli aveva menzionato qualcosa a riguardo, ma in modo molto vago, certamente non come una decisione presa. In ogni caso, lui era il padre di Acgarat e il capofamiglia, non potevano decidere nulla senza il suo consenso.
«Certamente», intervenne Urbgen, «questa è una questione privata, non una decisione politica su ciò che stiamo discutendo. Non mi pare che dovrebbe introdurre difficoltà nelle importantissime discussioni che stiamo affrontando sulle sorti dei nostri regni».
Urbgen fissò Riderch. Lo stava silenziosamente esortando a dare il suo assenso.
In un lampo Riderch realizzò l'astuta mossa di Lailoken: sapendo che Riderch non sarebbe stato d'accordo a lasciar andare via Acgarat, aveva portato quella questione nel bel mezzo della discussione politica con Urbgen.
In quella circostanza, Riderch non poteva assumersi la responsabilità di mandare a monte l'alleanza con un forte personaggio come Guendoleu, sulla base di questioni famigliari.
«E sia», disse semplicemente, livido in volto. In ogni caso non era una cosa definitiva: ne avrebbe parlato con Languoreth, era una decisione da prendere come minimo dopo averne discusso insieme come consorti e genitori.

«Bene. Mi pare che ci siamo allora», disse Urbgen in tono sbrigativo. «Ora che siamo tutti d'accordo, vediamo di pensare a un piano d'azione».
Guendoleu e Lailoken avevano un'espressione di vittoria stampata sui volti.

Mentre la discussione proseguiva, Riderch realizzò che tutta quella situazione lo stava profondamente cambiando: fino a poco prima, la sua unica preoccupazione era di godersi la vita, libero da responsabilità, tranne quella di amare e proteggere sua moglie e i suoi figli.
Ma le impreviste circostanze lo stavano trasformando, suo malgrado, in un cinico capoclan, disposto a sacrificare la figlia per riprendere il potere su Alt Clut.
Ed ebbe la certezza che non sarebbe mai più tornato a essere quello di prima.

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