Capitolo 18: Il pertugio

«Guarda, Brigit, sta arrivando!» esclamò Maithgen, rivolta alla serva di famiglia.
Lo aveva riconosciuto prima ancora di distinguerne il volto, e il cuore aveva preso a batterle più forte: suo padre Áedán era tornato. Il mantello verde gli sventolava alle spalle come un'ala mentre avanzava insieme a tre guardie, risalendo la china verso casa.

Anche lui la scorse da lontano. Sorridendo, si diresse senza esitazione verso di lei.
«La mia donnina!» le disse quando la raggiunse, sollevandola da terra con le sue braccia forti. Non aveva un buon odore, dovevano essere parecchi giorni che non si lavava. Ma il sorriso che le rivolse le illuminò il cuore.
«Ma sei cresciuta mentre ero via? È già quasi passata una luna da quando sono partito, in effetti», disse, con un tono caldo di voce.
«Stavo andando ad aiutare Brigit a lavare i panni», esclamò Maithgen, ansiosa di riallacciare il dialogo col padre: ci teneva a fargli sapere che stava imparando a diventare grande, come le insegnava la mamma.
«Bene, allora ti lascio con Brigit», rispose lui, facendo un semplice cenno con lo sguardo alla serva. «Vado a salutare tua madre, ci vediamo dopo, Maithgen».
Aveva l'aria stanca quando si voltò verso le sue guardie: «Voi due siete liberi. Tu, invece, vieni con me». Si era fatto improvvisamente serio, mentre si incamminava verso la casa accompagnato dalla guardia, che stranamente aveva il volto semicoperto.

Maithgen seguì Brigit verso il catino con l'acqua speciale per i panni. Lo tenevano in una piccola capanna dietro la casa: l'odore era così pungente che nessuno voleva averlo dentro le stanze dove si viveva. Brigit diceva sempre che respirare quell'acqua tutto il giorno faceva venire il mal di testa.
Quando giunsero alla capanna, però, Maithgen cambiò idea. All'improvviso non aveva più voglia di occuparsi dei panni: voleva vedere il ritorno del padre in casa, e ascoltare cosa si sarebbero detti lui e la mamma.
«Brigit, devo andare a fare pipì», disse, usando la prima scusa che le venne in mente.
«Proprio ora ti scappa? Va bene, sbrigati... io ti aspetto qui», rispose la serva, bonaria.

Maithgen, sapendo che all'ingresso ci sarebbe stata una guardia, corse invece sul retro della casa, dove c'era un piccolo pertugio nel muro, che conosceva solo lei. Da lì si potevano udire le voci provenienti dall'interno.
Non sapeva bene perché preferisse spiare invece di entrare; ma dalla serietà di suo padre aveva intuito che forse c'era qualcosa che non andava. Non voleva irrompere nelle discussioni "da grandi" dei suoi genitori, eppure era curiosa... terribilmente curiosa di sentire cosa si sarebbero detti.

Raggiunse il punto che cercava e si accucciò tra le frasche che coprivano il muro in pietra della casa. Un filo d'aria che filtrava dalla parete le confermò di essere nel posto giusto. Le voci arrivavano smorzate, ma abbastanza chiare da riconoscere quelle di sua madre e di suo padre.
Trattenne il respiro e restò immobile, in ascolto.

Sentiva la mamma singhiozzare: «Mi avevano detto che della mia famiglia sulla Rocca non era sopravvissuto nessuno... vederti qui mi dà un sollievo così grande Morcant... non sai quanto!».
«Non posso dire lo stesso, purtroppo». La voce d'uomo che rispose era rauca e flebile. «Mia moglie, i miei due figli... sono stati... uccisi in un sacrificio rituale... non riesco a farmene una ragione».
Seguì un silenzio spettrale.
«Oh no... no... tutte queste tragiche notizie...», disse sua madre, la voce spezzata dal dolore.
«Guenfron», intervenne la voce di suo padre Áedán. «Morcant non è vivo per puro caso: l'ho salvato io mentre stava per essere ucciso, e l'ho nascosto».
Ci fu una breve pausa, poi suo padre riprese.
«I congiurati britanni hanno scoperto che è vivo tre giorni fa. È per questo che ho fatto ritorno a Dún Att più in fretta del previsto: per sottrarlo, e sottrarmi, alla loro rappresaglia. Morcant è qui in incognito, vestito come una delle mie guardie».
Il padre abbassò la voce, e Maithgen dovette premere l'orecchio contro la fessura per riuscire a udire. «Non l'ho ancora rivelato nemmeno a re Conall. Né che Morcant è vivo, né che ora è qui con noi. Dobbiamo pensare a come muoverci... prima di dirlo a chiunque».
«Áedán...» lo interruppe sua madre. «Ho un'altra brutta notizia...», disse, singhiozzando.
«Che cosa?» chiese suo padre, allarmato, alzando subito la voce.
«...Ah...», sospirò tra i singhiozzi la mamma. «Un monaco inviato da Hy ha riferito a re Conall... non so come possa essere vero... che mio fratello Riderch avrebbe preso con sé... nostro figlio Artúr...».
Maithgen sentì come un colpo al petto. Suo fratello Artúr... Non aveva capito bene cosa gli fosse successo, ma non doveva essere nulla di buono, a giudicare dal pianto della mamma.
«Riderch?!» urlò suo padre. «Ma... non capisco. Lui e la sua famiglia non erano ad Alt Clut e... e poi mi rapisce mio figlio?!».
Ci fu una pausa. Poi il padre riprese.
«Non ci sono dubbi: doveva essere al corrente dell'attacco, e aveva già preparato le sue contromosse. Ma allora... perché non aveva avvertito tutti ad Alt Clut di ciò che stava per accadere?».

Maithgen non capiva di cosa stesse parlando suo padre. Sapeva che era partito per una spedizione con i suoi guerrieri, ma nient'altro. E non riusciva a comprendere cosa avesse Artúr a che fare con tutto ciò. Per quanto ne sapeva, Artúr doveva essere all'abazia di Hy, a essere educato e istruito dai monaci.

«No, mio fratello si era allontanato da Alt Clut con la sua famiglia già un paio di lune fa». Era la voce rauca e flebile dell'altro uomo a parlare, ora. «Me lo aveva confidato mio padre, imponendomi però di non dirlo a nessuno. Non mi diede alcun dettaglio, né sulla destinazione di Riderch né su quando sarebbe tornato».
«Ma Morcant», rispose suo padre Áedán, «non pensi che ci sia qualcosa di poco chiaro in tutto questo? Che Riderch sia sparito con la sua famiglia senza che tu sapessi nulla, che siano rimasti lontani da Alt Clut per due mesi, proprio adesso... e che ora abbia preso mio figlio... no, c'è qualcosa che non torna».
«Tutto quanto è fosco», disse la voce roca, «certamente anche il comportamento di Riderch. Se anche lui fosse coinvolto in qualche modo nello sterminio della mia famiglia, sarà uno in più che metterò nella lista di coloro su cui penderà la mia vendetta. Non ho più fratelli, non ho più famiglia. Sono Morken ora: il mio unico motivo di vita è vendicarmi di coloro che hanno distrutto la mia famiglia, uno per uno».
Il silenzio più assoluto seguì quelle parole. L'unico suono era il lieve sibilo dell'aria attraverso la fessura.
Un brivido corse sulla schiena di Maithgen. Non sapeva perché, ma quella conversazione le aveva messo addosso paura e orrore.

«Maithgen, Maithgen!». La voce di Brigit la chiamava dalla capanna.
La ragazzina si affrettò a lasciare il suo nascondiglio. Solo allora, affrettandosi per tornare da Brigit, si rese conto che le sue guance erano solcate da lacrime.
Senza che neppure se ne accorgesse, la conversazione che aveva udito l'aveva scossa fino al pianto.

Qualcosa di terribile sembrava incombere attorno a lei.

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