Capitolo 17: Il fantasma

Erc passeggiava lungo la riva del Clut. Cercava di approfittare dei rari momenti in cui il suo signore, Áedán, non aveva bisogno di lui, per rilassarsi, respirare aria fresca e lasciar correre i pensieri.

Finalmente avevano tolto le tende dalle falde della Rocca e avevano iniziato a spostarsi più a valle, seguendo il corso dell'estuario. Era quanto Áedán, a nome di re Conall, aveva concordato con i Britanni: i Dalriadi si sarebbero ritirati da Alt Clut, ma in cambio avrebbero preso il controllo di tutte le terre di frontiera tra i due regni.

Osservando la selva che ammantava le lievi colline, Erc pensò che quella giornata sarebbe stata perfetta per andare a caccia. Quelle foreste dovevano pullulare di cinghiali, e forse anche di cervi.
Poi, mentre il suo sguardo si spostava verso la riva del fiume, scorse un cavaliere che, ancora molto lontano, avanzava verso di lui lungo il sentiero che proveniva da Alt Clut.
Pur essendo armato, Erc non volle correre rischi e si affrettò a tornare sui suoi passi, verso la nave e l'accampamento.
Il cavaliere lo raggiunse proprio all'altezza delle prime tende del campo. Alcuni guerrieri erano già sull'attenti, pronti a intercettarlo per verificare chi fosse.

Quando l'uomo fu più vicino, Erc riconobbe sugli abiti l'insegna ufficiale di Alt Clut: doveva essere un messaggero.
Il cavaliere, raggiunto l'accampamento, rallentò l'andatura.
Erc alzò una mano per intimargli di fermarsi. «Fatti riconoscere e dichiara il motivo per cui sei qui», gli disse con tono autorevole.
«Porto un messaggio per il principe Áedán mac Gabráin da parte di Neiton map Guipno, nuovo re di Alt Clut», rispose il messaggero.
«Io sono il braccio destro del principe Áedán. Ti condurrò da lui», disse Erc.
Attraversarono l'accampamento a passo d'uomo. Il messaggero chiese da bere; allora Erc lo fece sostare presso la propria piccola tenda e gli porse un po' dell'idromele che solitamente teneva per sé. Dopotutto, trattandosi di un messaggero ufficiale di Alt Clut, non poteva offrirgli l'acqua riservata ai guerrieri.
Gli disse di attendere e si diresse verso la grande tenda accanto, quella di Áedán.

Áedán era ancora a colloquio con Morcant. Di fatto, il motivo principale che lo aveva spinto a levare gli ormeggi era evitare che si diffondesse la voce dei suoi incontri a tu per tu con quel misterioso guerriero sfigurato. Nessuno doveva nemmeno sospettare che quell'uomo, lungi dall'essere un dalriado, fosse in verità il principe britanno primogenito di Tutgual, sopravvissuto al massacro e ora in segreta combutta con Áedán stesso. Ne andava di mezzo non solo la fragile alleanza di facciata con i congiurati ora al potere su Alt Clut, ma anche la stessa posizione di Áedán al cospetto di re Conall: se la verità fosse emersa, il re avrebbe potuto persino esautorarlo da ogni incarico e farlo cadere in disgrazia.

Erc trovò soltanto un guerriero a guardia della tenda. Affacciandosi all'uscio, chiese il permesso di disturbare la conversazione dei due uomini che si trovavano all'interno.
«Sei già di ritorno?», fece Áedán, brusco. «Ti avevo detto che potevi prenderti tutto il tempo che volevi. Ho qualcosa di importante da discutere con... il nostro ospite».
Erano entrambi adagiati comodamente sugli scranni. Morcant era ancora parzialmente bendato, soprattutto sul torso. Il volto, invece, era ormai scoperto e aveva un aspetto raccapricciante: sfigurato da ferite su mento, naso, guance e perfino attorno agli occhi. Il principe britanno era ancora debole e convalescente, ma evidentemente aveva recuperato abbastanza forza da poter intrattenersi a conversare a lungo.
La tenda odorava di idromele, che i due dovevano aver bevuto in quantità.
«È appena giunto un messaggero ufficiale dalla Rocca», rispose Erc. «Afferma di avere un messaggio per te».
Áedán socchiuse gli occhi: «Mmh. Potrebbe essere l'annuncio della proclamazione di Neiton... o qualche altra notizia che senz'altro interesserà anche a te, Morcant». Poi fece un cenno con la mano: «Fallo entrare».

Erc andò a chiamare il messaggero, che nel frattempo si era dissetato a dovere — tanto da svuotargli mezza otre.
Quando entrò nella tenda di Áedán, però, questi assunse un atteggiamento ufficiale: «Principe Áedán mac Gabráin», dichiarò con sussiego. «Ho il compito di recarti la notizia che Neiton map Guipno è stato eletto e proclamato nuovo guletic di Alt Clut».
Il messaggero, naturalmente, non aveva riconosciuto Morcant; anzi, non lo aveva neppure notato, dando forse per scontato che fosse un guerriero dalriado ferito, a rapporto dal suo signore.
«Mmh, d'accordo. Com'è avvenuta la proclamazione? È vero che era presente un druido?» chiese Áedán, cercando di non sbilanciarsi.
«Sissignore, la cerimonia si è svolta secondo i rituali delle nostre antiche credenze precristiane» rispose il messaggero.
«D'accordo», fece Áedán, scrollando le spalle.

Poi, per sondare il terreno, aggiunse: «E ora che Neiton è re, verrà concessa la libertà alle vedove e ai figli dei membri del clan di Tutgual caduti?».
Era una domanda spinosa da porre proprio in presenza di Morcant. Ma Áedán, che sapeva che le vedove e i figli erano vivi e in buone condizioni, voleva che Morcant lo udisse dalla voce del messaggero britanno, così da rassicurarlo e predisporlo alle trattative segrete 
«Non ho mandato per riferire su ciò che mi chiedi. Posso solo dire che, durante la proclamazione, il druido ha officiato il rituale di purificazione sacrificando ad Araun, Signore dell'Altromondo, la vedova e i figli del primogenito del clan di Tutgual».
Ci fu un istante di silenzio, che parve infinito.
Poi Áedán, come spaesato, mormorò: «S-sacrificato?».
«Sì, signore: un sacrificio umano, come avveniva ad Alt Clut fino a qualche generazione fa. Ora la donna e i figli sono già stati tumulati insieme a Morcant».

«Nooo! Bugiardo!».
L’urlo gutturale di Morcant, improvviso e straziante, fece sobbalzare Erc.
Il principe balzò in piedi e si scagliò contro il messaggero. Questi, colto completamente alla sprovvista, cadde con lui e i due rotolarono a terra. Morcant gli afferrò il collo con entrambe le mani e, se avesse avuto un po' di forza, l’avrebbe strozzato sul posto. Ma il suo corpo era provato: il messaggero riuscì a liberarsi senza troppa fatica e lo spinse via.
Morcant ricadde di lato, spossato e ansimante, continuando a mormorare un «no… no…» strozzato, come se stesse precipitando in un pozzo senza fondo.

Il messaggero si rialzò, sbigottito e indignato. «Ma che diamine…?!» sbottò.
Áedán rimase paralizzato per un istante, poi si alzò barcollando dal suo scranno. Era chiaro che lui e Morcant avevano tracannato parecchio idromele, e che erano entrambi piuttosto alticci.
«Devo porgere le mie scuse, a suo nome...», tentò con voce incerta il capo dalriado: «Lo confesso, è un parente... un cugino della vedova di Morcant, che ho deciso di tenere con me come ostaggio...».

«No!» urlò Morcant tentando di rialzarsi a fatica. «No! È giusto che si sappia chi sono! O chi ero...».
La sua voce suonava impastata, e non tanto perché fosse ubriaco, ma perché la bocca era sfigurata e articolava le parole con fatica. 
«Ero il principe Morcant map Tutgual map Clinoch. Primogenito del regno. Erede naturale al potere su Alt Clut...».
Anche il tono di voce aveva un che di cavernoso, rendendo il suo volto ancor più inquietante. Il messaggero, di fronte alla rivelazione che stava udendo, aveva gli occhi sbarrati.
«Ma non lo sono più», continuò Morcant. La sua voce era incrinata, come se stesse trattenendosi dal pianto. O come se stesse delirando. «Non ho più nulla... non ho più la mia famiglia... non ho più Alt Clut... Non sono più Morcant map Tutgual».

Nel silenzio attonito che regnava nella tenda, si mise ritto in piedi e la sua voce gutturale si fece improvvisamente più minacciosa che mai: «Guardatemi! Sì, guardatemi in volto! Non sono più ciò che ero, e non lo sarò mai più! Sono soltanto un'anima inquieta che otterrà vendetta, in un modo o nell'altro! Morken! Morken è d'ora in poi il mio nome, e tornerò come un fantasma per fare piazza pulita di tutti!».
Terminò ansimando con la bava alla bocca. Il volto, già sfigurato e pieno di ferite, era inoltre deformato dalla rabbia. Sembrava davvero uno spaventoso demone.
E quel nome, sputato loro in faccia, li fece raggelare: Morken, nelle tradizioni britanne, era un nome legato a leggende nere, a maledizioni così tremende che, pur essendo storie dei Britanni, erano conosciute persino in Dál Riata.

Áedán, Erc e il messaggero — forse per ragioni diverse — rimasero pietrificati.
Nella tenda calò un gelo carico di presagi nefasti.

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