Capitolo 16: Il rituale

Neiton uscì dalla sala reale attorniato dalle guardie del corpo e da alcuni tra i suoi uomini più fidati, tra cui suo fratello Gwrast e suo cugino Cynan.
Finalmente il grande giorno era arrivato: sarebbe stato proclamato guletic di Alt Clut di fronte alla popolazione e ai clan riuniti sulla Rocca.
Giungere a quel momento, però, era stato più complicato del previsto.

Erano trascorsi ormai dieci giorni dall'attacco, e di Riderch e della sua famiglia non era stata trovata alcuna traccia. La cosa inquietava Neiton più di quanto volesse dare a vedere: non era normale.
Era possibile che Riderch avesse ricevuto una soffiata e fosse riuscito a lasciare Alt Clut per rifugiarsi oltre i confini del regno. I sospetti di Neiton si concentravano sul Rheged: tutti i messaggeri che aveva inviato alla ricerca del fuggitivo erano ritornati — senza notizie —, tutti tranne uno, quello mandato a Cair Ligualid, del quale non era giunta alcuna notizia. Poteva essergli accaduto un incidente, forse un incontro con una banda di predoni, ma l'istinto suggeriva a Neiton che ci fosse dell'altro dietro il suo mancato ritorno.
In ogni caso, se Riderch era fuggito, perché suo padre e i suoi fratelli erano rimasti ad Alt Clut, trovando la morte? Forse Riderch non aveva fatto in tempo ad avvisarli. O forse, pur sapendo dell'attacco, avevano scelto di restare e di resistere fino alla fine.

Il fatto che Riderch fosse ancora là fuori, da qualche parte, aveva indebolito la rivendicazione di Neiton al potere su Alt Clut.
Certo, i clan a lui legati da parentela — e quelli più o meno collusi con i congiurati — lo sostenevano, ma altri gli erano estranei o restavano fedeli all'alleanza con il clan del defunto Tutgual.
Neiton aveva fatto diffondere la notizia della morte del re ai quattro angoli del regno fin dal giorno successivo all'attacco. Si era abilmente spacciato come una delle vittime dell'incursione dei Dalriadi: un sopravvissuto che sosteneva di aver trattato con gli aggressori per scongiurare conseguenze peggiori sulla popolazione e sull'intero regno.
In quella veste — e grazie al fatto di essere il parente maschio adulto più vicino al defunto re, il più anziano tra i suoi cugini rimasti sulla Rocca dopo il disastro — aveva avuto buon gioco nel presentarsi agli occhi degli altri clan britanni come interlocutore affidabile degli stranieri e come riorganizzatore provvisorio delle difese della Rocca, in vista dell'elezione del nuovo re.

Insieme alla notizia della morte di Tutgual, aveva fatto pervenire a tutti i clan del regno l'invito a radunarsi sulla Rocca entro il settimo giorno dal decesso del guletic, per presenziare alla cerimonia funebre e partecipare, nei giorni immediatamente successivi, alla scelta del successore.
Alcuni dei suoi uomini erano riusciti a scovare, chissà dove, un vecchio druido dalla pelle rinsecchita e la schiena piegata dall’età. Era proprio ciò che serviva a Neiton: un segno del ritorno alle tradizioni antiche, trascurate sotto il regno troppo lungo di Tutgual. Un tassello in più che gli permetteva di presentarsi come il custode del passato e come l'unico in grado di prevenire la scomparsa dei valori tradizionali di Alt Clut.

Il tumulo destinato alla sepoltura di Tutgual era stato preparato dallo stesso sovrano tempo addietro, su un pianoro non lontano dalla Rocca.
Con la scusa che i guerrieri stranieri erano ancora accampati ad Alt Clut e che bisognava dirimere la questione della successione con urgenza, Neiton aveva fatto in modo che la cerimonia di inumazione del re e dei suoi tre figli avvenisse in contemporanea nel medesimo tumulo, e fosse rapida: poco più di una formalità, per il decoro dovuto ai familiari — che tuttavia venivano tenuti d'occhio dalle guardie a lui fedeli — e per evitare di inimicarsi i clan più vicini al defunto guletic. Ovviamente le vedove si erano fatte carico, con l'aiuto dei loro servi, di ammassare i beni preziosi dei mariti nel tumulo.
Il vecchio druido aveva presenziato al momento della separazione delle salme dal mondo dei vivi verso l'Altromondo, tracciando simboli sul terreno con la sua verga e recitando formule antiche che ormai nessuno comprendeva più davvero.
La sua presenza, tuttavia, non era stata accolta bene da tutti: molti avevano storto il naso. I più anziani ricordavano che alla morte del precedente guletic — il padre di Tutgual — non si era presentato alcun druido, segno che già allora le pratiche cristiane stavano facendo breccia nel clan regnante.
Ma la presenza di un druido, per quanto decrepito, era esattamente ciò che Neiton e la sua cerchia volevano, per tentare di cancellare le consuetudini introdotte dal clan di Tutgual e ripristinare le vecchie usanze, forse ancora rispettate ai tempi di suo nonno, il guletic Dumnagual Hen. Un gesto carico di significato che nessuno mancò di notare.

Il giorno seguente alla tumulazione, i capiclan si erano riuniti nella grande sala reale sulla cima della Rocca — ripulita appena pochi giorni prima dai cadaveri lasciati dall'assalto — per decidere il successore di Tutgual.
Neiton era entrato certo che sarebbe stato proclamato senza intoppi; invece, le discussioni si erano protratte a lungo.
A ostacolare l'accordo erano stati soprattutto Nudd e Mordaf, cugini paterni di Riderch — i cui clan erano stanziati nelle regioni periferiche del regno —, decisi a non procedere senza sapere prima che fine avesse fatto il loro cugino. Insistevano che non si potesse eleggere un nuovo guletic in assenza dell'unico figlio maschio sopravvissuto del sovrano ucciso.
Mordaf, che si era presentato con i capelli sciolti e cosparsi di cenere in segno di lutto per la morte di suo padre Serwan — caduto combattendo al fianco del fratello Tutgual e sepolto il giorno precedente in un tumulo separato —, era stato il più intransigente nell'esigere un resoconto dettagliato di come fosse avvenuto l'attacco e del ruolo che ognuno aveva avuto quella notte, incluso il clan dello stesso Neiton. Quei sospetti appena velati avevano innervosito Neiton, ed era mancato poco che, a un certo punto, perdesse il controllo dell'assemblea.
Fortunatamente era stato previdente: nei giorni precedenti aveva ordinato ai suoi uomini di avvicinare i clan più piccoli e quelli neutrali, promettendo loro vantaggi in cambio del sostegno al nome di Neiton.
Così, grazie alla voce di un'esigua maggioranza dei clan, alla fine si era deciso di non attendere l'improbabile ritorno di Riderch e di procedere con l'elezione del nuovo guletic. Fu proprio l'opera di convincimento dei piccoli clan a fare la differenza: con il loro voto, unito a quello dei clan alleati ai congiurati, Neiton aveva ottenuto il supporto necessario per essere eletto nuovo guletic, in assenza dello sfidante più temibile, Riderch.


E ora, finalmente, era il momento della sua proclamazione dinanzi alla popolazione radunata in cima alla Rocca.
Nudd e Mordaf se ne erano andati il giorno precedente. Tanto meglio: ora era tempo di celebrare.

Neiton attraversò lo spiazzo antistante la sala reale e si avvicinò al vecchio druido, il quale lo attendeva sul masso sacro, luogo da cui da generazioni venivano annunciati i re.
I suoi accompagnatori si fermarono alcuni passi più indietro.
Attorno a loro, i capiclan e la gente comune osservavano in silenzio, consapevoli dell'importanza del momento.
Sebbene il druido fosse anziano e curvo, la sua sola presenza conferiva alla scena un'aura di sacralità. Si appoggiava al lungo bastone nodoso, tenendo nell'altra mano un ramoscello di tasso intrecciato con un filo di lana rossa.
Un vento leggero gli agitava il mantello color sabbia, e quando parlò la sua voce uscì roca ma sorprendentemente sonora e autorevole.
«Oh popolo di Alt Clut, ascoltate! In questo luogo sacro, da cui parlavano i re del passato, gli antenati vegliano».
Il druido sollevò il ramoscello di tasso verso il cielo.
«Spiriti dei padri, spiriti delle madri, guidate la nostra mano, osservate il nostro giuramento».
Poi si voltò verso Neiton. Questi si chinò, e il druido gli sfiorò la fronte e le spalle con il tasso, tracciando tre cerchi nell'aria: «Il cerchio del sangue. Il cerchio della terra. Il cerchio degli dèi. Che nessuno di essi tu possa tradire».
Infine, estrasse la torque d'oro appartenuta a Tutgual, che teneva attaccata alla cintola, e con un gesto lento e solenne la infilò attorno al collo di Neiton, che stava ancora con la testa china. Il metallo, freddo e pesante, gli si posò sulle clavicole come un giogo antico: il simbolo del potere che era stato di Tutgual, e ora era suo.
«Neiton map Guipno map Dumnagual Hen», declamò il vecchio druido, «oggi tu sei guletic di Alt Clut! Che Clota, Signora delle Acque, ti renda saldo e riporti prosperità nelle nostre terre; che il fiume ti protegga, che gli antenati ti giudichino con benevolenza».
Poi Neiton si rialzò e volse lo sguardo verso la folla. Come se quello fosse il momento convenuto, le guardie cominciarono a battere le spade contro gli scudi in segno di omaggio, producendo un rullo metallico che riecheggiò tutt'intorno.
I membri del suo clan risposero con un urlo gutturale: «Onore a Neiton, nostro re!».
Altri clan si unirono uno dopo l'altro, finché lo spiazzo non vibrò di voci sovrapposte. E infine anche la gente comune eruppe in urla di giubilo.

Neiton alzò una mano, chiedendo silenzio.
«Gente di Alt Clut! Amici! Uomini e donne della Rocca e delle valli! Oggi io prendo la torque del defunto guletic non per mio vanto, ma per custodire ciò che ci è stato affidato dagli antenati. La nostra terra è stata ferita, ma finché resteremo uniti nessun vento straniero potrà spezzarci».
Un mormorio di approvazione attraversò la folla e presto si trasformò in un coro di assenso.
«Come Guipno, mio padre», continuò Neiton, «vegliò su questa rocca; come il grande Dumnagual Hen, mio nonno, la difese con la forza dei suoi giorni; così io starò a guardia del Clut e di voi tutti».
La gente urlò con entusiasmo la sua approvazione.

Fortunatamente Mordaf, Nudd e gli altri contrari avevano già lasciato la Rocca. Era il momento di affondare il colpo.
«È anche mia responsabilità riportare in Alt Clut l'antica morale e le usanze che purtroppo, durante il lungo regno del guletic Tutgual, sono state neglette. I nostri costumi si sono corrotti con nuove credenze che hanno minato il cuore stesso della nostra anima britanna».
I suoi sostenitori approvarono a gran voce, e le guardie ancora una volta batterono le spade sugli scudi. 
Neiton lanciò uno sguardo al druido. Era giunto il momento che avevano concordato tra loro, e voleva che si concludesse in fretta.

«Gente di Alt Clut!» esclamò il druido. Si fece avanti zoppicante, appoggiandosi al bastone, la voce roca ma decisa.
«Il destino e il presente delle nostre terre sono conseguenza, innanzitutto, delle azioni dei nostri capi. Le loro scelte vengono poste al vaglio del giudizio degli dèi. È chiaro a tutti che gli dèi ci hanno voltato le spalle durante i lunghi anni del regno del guletic Tutgual e del suo clan: la loro tolleranza verso le superstizioni cristiane ha corrotto il nostro modo di vivere! E l'epilogo lo abbiamo visto quando una forza straniera, salda nelle proprie tradizioni, ha approfittato della debolezza di Alt Clut per assaltare la Rocca».
L'anziano si schiarì la voce con un colpo di tosse, poi riprese, imperioso: «Il guletic Tutgual e i suoi famigliari sono stati puniti dagli dèi con la loro stessa vita, per il danno che hanno arrecato alle nostre comunità nel corso degli anni. Ora si presenteranno al cospetto di Araun, Signore dell'Altromondo, che li giudicherà secondo le loro colpe. Ma per riportare Alt Clut sulla retta via, e per saldare il debito che tutti noi abbiamo contratto a causa della degenerazione morale cristiana, Araun esige il sacrificio dell'intera famiglia del primogenito del clan di Tutgual, secondo le nostre antiche consuetudini. Solo così Clota e gli altri dèi torneranno benevoli verso di noi, e una nuova era di prosperità potrà ridiscendere su Alt Clut!».

Un mormorio si levò dalla folla: a Neiton parve che molti approvassero, ma scorse anche diversi sguardi esitanti, troppi per i suoi gusti.
Si affrettò a fare cenno alle guardie, che condussero fuori la vedova di Morcant e i suoi due figli, entrambi maschi.
Non erano legati, non ce n’era bisogno: avevano assaggiato un impasto preparato dal druido con erbe e radici che intorpidivano la mente. Camminavano traballanti, spinti avanti dalle guardie. La madre posava le mani sulle spalle dei figli, come per proteggerli. Nei loro occhi non c'era paura, ma solo una confusa estraneità, come se non comprendessero davvero dove si trovavano.
Per un attimo Neiton ringraziò gli dèi di non avere ancora figli: se ne avesse già avuti, non era certo che avrebbe avuto lo stomaco per ciò che stavano per fare. Eppure era stato proprio lui a insistere affinché anche le vedove e le figlie degli altri due fratelli di Morcant, caduti con lui, venissero condannate alla medesima sorte. Il druido, però, aveva posto un fermo rifiuto: agli occhi degli dèi e degli uomini — sosteneva — l'unico sacrificio richiesto era quello del nucleo familiare del primogenito. Tanto più che gli unici bambini maschi, e quindi potenziali eredi, erano i figli di Morcant.

Quando la donna e i suoi figli furono portati accanto al druido, egli fissò lo sguardo al cielo, aprì le braccia, sostenendo il bastone a mezz'aria e il ramoscello di tasso nell'altra mano, e parlò in tono solenne: «Araun, Signore dell'Altromondo, ti supplichiamo: accetta la nostra offerta di purificazione, per estirpare da Alt Clut le colpe di coloro che ci hanno condotto verso l'errore. Sii testimone della nostra rinnovata fede!». Un colpo di vento fece agitare il manto del druido e il ramoscello tremolò come se fosse vivo.
I più anziani tra la folla mormorarono qualcosa in risposta. Forse qualcuno si ricordava ancora degli antichi riti.
Poi, con la naturalezza di chi sta solo compiendo un dovere antico, il druido sussurrò parole cerimoniali ed estrasse dalla cintola il falcetto rituale, lucido come appena affilato. Si avvicinò alla donna e con un gesto rapido, preciso, definitivo, portò a compimento il sacrificio recidendole la gola.
Nonostante l'anziano apparisse fragile, la sua forza era stata sufficiente affinché il colpo risultasse fatale: la vedova di Morcant cadde a terra mentre un fiotto di sangue le usciva dalla gola e la vita la abbandonava rapidamente, in pochi istanti. Evidentemente il druido aveva esperienza in sacrifici rituali di animali.
Mentre un mormorio soffocato si levava dalla folla, l'officiante si avvicinò ai bambini, che erano rimasti immobili, ancora storditi dall'impasto, e ripeté il gesto su ciascuno di loro, sempre recitando formule incomprensibili.
Quando anch'essi stramazzarono al suolo, Neiton udì gemiti tra la gente.
Diversi si erano voltati dall'altra parte, con un'espressione di disgusto; altri fissavano la scena con occhi sbarrati, come paralizzati dall'orrore.
Le guardie non battevano più le spade: rimanevano irrigidite in una posa marziale.
Solo i membri del clan di Neiton, con in testa Cynan e Gwrast, annuivano in ostentata approvazione, ma persino tra alcuni di loro egli scorgeva sguardi incerti.

Mentre il druido, ancora con il falcetto in mano, intonava un canto in onore di Clota, la folla non lo ascoltava più. Molti volti apparivano ostili, o spaventati, o semplicemente increduli. Quelle parole, un tempo sacre, ora sembravano cadere nel vuoto.
Davvero la popolazione di Alt Clut si era così allontanata dalle antiche tradizioni da provare avversione per un rito che un tempo faceva parte della vita della comunità?

Neiton sentì un brivido corrergli lungo la schiena.
Forse si era spinto troppo oltre. Forse aveva iniziato il suo regno nel peggior modo possibile.

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