Capitolo 10: Riderch e Mungo
Raggiunsero il gruppo di capanne verso cui erano stati indirizzati: un grappolo di dimore anonime, un po' discoste dalle altre che affollavano il villaggio fuori le mura di Cair Ligualid. Lì, avevano riferito a Riderch, si trovava — tra altri sfollati — l'uomo giunto quella mattina con notizie raccolte di persona su quanto accaduto ad Alt Clut.
Il ragazzo che avevano incontrato sulla strada, e che aveva balbettato quei pochi, confusi accenni sull'attacco, era morto per l'emorragia e gli stenti poco dopo l'arrivo a Cair Ligualid. Da allora, nessuno sapeva davvero cosa fosse accaduto sulla Rocca.
Caimir non sembrava a proprio agio. Aveva insistito perché uscissero con almeno un paio di guardie, ma Riderch aveva rigettato l'idea con decisione: non voleva attirare più attenzioni di quante ne suscitasse già. Cominciava a sentirsi un esiliato in terra altrui, mentre cresceva in lui la convinzione di avere un ruolo da svolgere ad Alt Clut, più importante che mai.
Tra la gente che attraversava il loro passaggio, notarono un uomo vestito con il saio anonimo dei monaci cristiani. Si diresse verso una capanna di legno, di forma rettangolare, ed entrò.
«Pare che siamo arrivati nel posto giusto», mormorò Riderch.
Mentre lui e Caimir si avviavano verso la capanna, un altro monaco ne uscì e si diresse verso di loro zoppicando. Più l'uomo si avvicinava, più Riderch si convinceva di aver già visto quel volto. Si, gli pareva fosse uno dei monaci che bazzicavano attorno ad Alt Clut. Aveva una calvizie incipiente, e il volto sbarbato appariva emaciato, tirato dalla stanchezza.
«Guletic Riderch», disse il monaco con voce venata di tristezza quando fu davanti a loro.
«Guletic?! Quindi... è tutto vero? Mio padre e i miei fratelli sono... Cosa gli è successo?». Cercò di assumere un tono autorevole, ma la voce — quasi tremante — finì per tradirlo.
Il monaco si guardò attorno.
«Mio signore, possiamo parlare all'interno? Ho camminato da Alt Clut fin qui e le mie gambe mi dolgono ancora».
«Andiamo, allora», rispose Riderch, impaziente.
Entrarono in quella strana capanna, dalla forma abbastanza comune a Cair Ligualid, ma sconosciuta ad Alt Clut.
L'interno era suddiviso in piccoli ambienti separati da pareti di legno intrecciato e frasche secche. Pur dopo due cicli lunari trascorsi a Cair Ligualid, Riderch non si era ancora abituato a quel tipo di dimora, dal soffitto così basso da farlo chinare d'istinto mentre entrava.
I monaci, ospitati temporaneamente dai proprietari, avevano già posto qualche simbolo della loro religione — una croce grezza appoggiata alla parete, un segno cristiano tracciato malamente con del carbone su un palo — ma la capanna conservava chiaramente un respiro più antico: i pali portanti recavano incisi nodi decorativi, un mazzo di erbe essiccate pendeva dalla trave d'ingresso per tenere lontani gli spiriti malevoli e, poco oltre il focolare spento, una pietra levigata recava il simbolo della spirale.
Il monaco li guidò verso alcuni sgabelli rozzi. Si sedettero, e un altro monaco chiese se desiderassero dell'acqua. Riderch rifiutò: non aveva sete e, vedendo la brocca annerita che quello reggeva, non aveva alcuna voglia di scoprire da quale pozza l'avessero riempita. Caimir fece altrettanto.
«Qual è il tuo nome?» chiese Riderch con tono indagatore.
«Cuntigern è il mio nome, benché i miei confratelli mi chiamino Mungo».
«Mungo nel senso di caro?», fece Riderch, con un sorriso venato di sarcasmo.
«Suppongo di sì: è ciò che significa nella nostra lingua, no?», rispose il monaco in tono dimesso, con un filo di irritazione.
«Dunque, Mungo, ora dimmi per filo e per segno: cosa è successo ad Alt Clut quattro notti fa?» disse Riderch in un solo fiato, cupo, temendo già la risposta.
«Mio signore... Fui svegliato nella notte e vidi fumo e fiamme, e gente che scappava. Poi, mi imbattei in soldati forestieri...».
«Di dov'erano?» lo interruppe Riderch, incapace di trattenersi.
«Prima... prima di abbandonare Alt Clut, il giorno seguente l'attacco, venni a sapere che erano guerrieri della Dál Riata, comandati da Áedán mac Gabráin».
«Cosa?!» esplose Riderch. «Áedán?». La voce gli uscì strozzata. Mio cognato?! Aveva anche considerato, tra le varie possibilità, che i predoni potessero essere venuti dalla Dál Riata. Ma mai avrebbe immaginato che fra tutte le mani fosse stata proprio quella di Áedán a colpire.
«Non è tutto, mio signore...» mormorò Mungo, esitante. «Prima di partire, insistendo, riuscii a parlare con Neiton map Guipno, che hanno scelto come nuovo capo della Rocca. Mi disse... che tuo padre e i tuoi tre fratelli sono caduti nella battaglia. Le loro mogli e i figli sono stati presi come ostaggi».
Riderch sentì il respiro mancargli e si appoggiò alla parete per non cadere dallo sgabello. Come un baleno, gli riaffiorarono alla mente le parole che suo padre gli aveva detto mesi prima: "Alcuni dei miei cugini starebbero cospirando contro di me...".
«Neiton...» sussurrò, cercando di mettere ordine tra i pensieri. «Mi stai dicendo che Neiton è al potere? Come fantoccio dei Dalriadi o...». Il pensiero si formò da solo, atroce: «O che Neiton li abbia aiutati?».
«Temo... entrambe le cose», rispose Mungo in tono dolente.
Tutto ciò lo colpì come un colpo basso, togliendogli il respiro.
Suo padre, i suoi fratelli. Tutti uccisi.
E sua sorella... in sposa al demone che aveva guidato quell'attacco. La vide, per un istante, imprigionata a Dún Att, nel cuore della Dál Riata — moglie od ostaggio? Ma non si concesse di indugiare su quel pensiero.
Doveva farsi forza, reagire. Da quel momento, le sorti del suo clan dipendevano solo ed esclusivamente da lui.
«I cristiani sono stati banditi da Alt Clut», continuò Mungo, quasi con l'urgenza di colmare il silenzio. «Per questo ho deciso di venire qui. Il mio mentore, frate Serf, è invece fuggito a nord, sull'isola di Hy, dove vive un padre eremita che lui conosce...».
Mentre il monaco parlava, Riderch sprofondò nei propri pensieri.
Com'era possibile che clan britanni, legati da sangue, arrivassero a stringere alleanze con forze straniere pur di detronizzare — e uccidere — un loro stesso cugino e i suoi figli?
E lui, Riderch, era vivo soltanto per caso. Se non avesse ascoltato Languoreth, se non avessero deciso di partire per quel viaggio di piacere... anche il suo corpo, allora, sarebbe stato lasciato sulla Rocca — smembrato, o in pasto ai corvi.
«Ironia della sorte», continuava intanto Mungo, imperterrito, «sull'isola di Hy si trova proprio un figlio di Áedán — ce lo aveva scritto qualche tempo fa padre Columba, l'abate di Hy —, ma non voglio divagare ora...».
Riderch cercava di non ascoltarlo. Aveva bisogno di tempo. Di alleati. Di rinforzi. Se guerrieri della Dál Riata proteggevano — o addirittura comandavano — i congiurati, non poteva agire da solo.
D'improvviso, però, i suoi pensieri si arrestarono. Qualcosa che Mungo aveva appena detto gli accese un lampo nella mente.
«Cos'hai detto?» gli urlò quasi contro.
Il monaco sussultò, spaventato dal tono. «Cosa... ho detto... che questi confratelli di Cair Ligualid...».
«No! Prima!» sbottò Riderch. «Del figlio sull'isola di Hy!».
«Ah... sì. Un figlio di Áedán, il primogenito, credo... studia presso l'abbazia di Hy».
«E ci sono guardie dalriade sull'isola?» lo incalzò Riderch.
«N-non saprei, mio signore...», balbettò il monaco.
Riderch tacque per un istante, poi parlò con un tono che non ammetteva replica: «Mi informerò quanto prima sulla situazione di Hy, e tu già domani partirai scortato da alcuni dei miei uomini. Ti recherai là».
Mungo impallidì come uno straccio, chiedendosi con terrore che piano avesse Riderch in mente.
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