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Visualizzazione dei post da ottobre, 2025

Capitolo 12: Rivelazione

Intento a ricopiare la  Confessio del venerato vescovo Patrizio, Luciano intinse ancora una volta la penna nel calamaio. La mano gli restò per un attimo sospesa a mezz'aria, rallentata da un pensiero. Da un anno viveva ormai all'abbazia di Ioua — o Hy, come la chiamavano i nativi — eppure ogni giorno gli pareva di scoprire un mondo nuovo. Nulla, in quel remoto lembo di terra battuto dai venti, assomigliava a ciò che aveva conosciuto al Vivarium. La cella che gli era stata assegnata sorgeva su un pendio esposto al sole del mattino. Non era che una piccola capanna di legno e torba, col tetto basso e affumicato, costruita secondo l’uso locale. All’interno regnava una penombra costante: la luce entrava solo da una fessura tra le travi, sufficiente però a illuminare il banco di legno grezzo su cui Luciano lavorava. Era un luogo povero, ma in quello spazio angusto Luciano sentiva di trovarsi più vicino a Dio che nella comoda abitazione dove aveva passato l'infanzia. Anche gli str...

Capitolo 11: Il sopravvissuto

«Puoi andare», disse Áedán al guaritore.  L'uomo chinò appena il capo e uscì in silenzio dalla tenda. Rimasti soli, Áedán rivolse lo sguardo alla sua guardia più fidata. «Cosa ne pensi, Erc?». «Il livido sta schiarendo e il guaritore sostiene che non avrai più capogiri. Direi che sono buone notizie». «Intanto, rispettando le sue indicazioni, sono dovuto rimanere qui segregato per quattro giorni», borbottò Áedán. Secondo il guaritore, il colpo di lancia che si era preso in testa durante la battaglia aveva "sbilanciato l'equilibrio del sangue"  — qualunque cosa volesse dire — e per questo gli aveva imposto assoluto riposo. Ora, sempre secondo lui, quel fantomatico equilibrio era tornato a posto. «In realtà», sogghignò Áedán alzandosi, «ho rispettato le ingiunzioni del guaritore solo perché mi faceva comodo: quattro giorni senza i britanni tra i piedi e con Rónán a trattare al mio posto». Erc scrollò le spalle. Conosceva il suo signore da abbastanza tempo per sapere che ...

Capitolo 10: Riderch e Mungo

Raggiunsero il gruppo di capanne verso cui erano stati indirizzati: un grappolo di dimore anonime, un po' discoste dalle altre che affollavano il villaggio fuori le mura di Cair Ligualid. Lì, avevano riferito a Riderch, si trovava — tra altri sfollati — l'uomo giunto quella mattina con notizie raccolte di persona su quanto accaduto ad Alt Clut. Il ragazzo che avevano incontrato sulla strada, e che aveva balbettato quei pochi, confusi accenni sull'attacco, era morto per l'emorragia e gli stenti poco dopo l'arrivo a Cair Ligualid. Da allora, nessuno sapeva davvero cosa fosse accaduto sulla Rocca.   Caimir non sembrava a proprio agio. Aveva insistito perché uscissero con almeno un paio di guardie, ma Riderch aveva rigettato l'idea con decisione: non voleva attirare più attenzioni di quante ne suscitasse già. Cominciava a sentirsi un esiliato in terra altrui, mentre cresceva in lui la convinzione di avere un ruolo da svolgere ad Alt Clut, più importante che mai. Tra...

Capitolo 9: Caimir

Per un buon tratto, lasciando Cair Ligualid alle spalle, la strada era ancora lastricata di pietre posate anticamente dai Romani. Ma più ci si allontanava dall'abitato, più i blocchi, sconnessi dall'erba e dall'incuria, cedevano il passo a una comune via sterrata, larga abbastanza da far passare agevolmente due carri affiancati. Quella giornata era iniziata nel peggiore dei modi, e nulla lasciava sperare in un miglioramento. La notizia della morte del guletic Tutgual aveva fatto sprofondare l'umore di Caimir. Avevano lasciato Cair Ligualid in tutta fretta per ritornare quanto prima ad Alt Clut. Questa era l'unica nota positiva. I due mesi di permanenza in quella cittadina, che puzzava di vanità e intrighi, erano stati decisamente troppo lunghi per lui. Non sopportava più la pomposità di re Urbgen e del suo seguito. Si faceva chiamare Pendragon, "capo supremo": un titolo che forse si addiceva a qualche grande eroe dei tempi andati, non certo al vanesio re U...