Capitolo 12: Rivelazione
Intento a ricopiare la Confessio del venerato vescovo Patrizio, Luciano intinse ancora una volta la penna nel calamaio. La mano gli restò per un attimo sospesa a mezz'aria, rallentata da un pensiero. Da un anno viveva ormai all'abbazia di Ioua — o Hy, come la chiamavano i nativi — eppure ogni giorno gli pareva di scoprire un mondo nuovo. Nulla, in quel remoto lembo di terra battuto dai venti, assomigliava a ciò che aveva conosciuto al Vivarium. La cella che gli era stata assegnata sorgeva su un pendio esposto al sole del mattino. Non era che una piccola capanna di legno e torba, col tetto basso e affumicato, costruita secondo l’uso locale. All’interno regnava una penombra costante: la luce entrava solo da una fessura tra le travi, sufficiente però a illuminare il banco di legno grezzo su cui Luciano lavorava. Era un luogo povero, ma in quello spazio angusto Luciano sentiva di trovarsi più vicino a Dio che nella comoda abitazione dove aveva passato l'infanzia. Anche gli str...