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Visualizzazione dei post da novembre, 2025

Capitolo 15: La città delle mura

«Guarda, Artúr, vedi lassù? Quella è Cair Ligualid!», disse all'improvviso frate Mungo, indicando un punto lontano. Artúr sollevò la testa. Gli bruciavano gli occhi per la stanchezza — prima il viaggio infinito in barca, poi tutte quelle ore dentro il carro che sobbalzava a ogni sasso — ma quando vide le mura in lontananza sentì il cuore battere più forte. Era quasi arrivato. La città del grande Urbgen Pendragon. Finalmente lì avrebbe incontrato suo zio Riderch. Il capo delle guardie, Caimir, aveva parlato di loro come di due eroi, amici di suo padre Áedán. Artúr non aveva capito bene perché suo padre avesse deciso di mandarlo da suo zio, il fratello di sua madre Guenfron. Gli avevano detto che riguardava la sua formazione. Forse Riderch poteva insegnargli qualcosa che a Ioua non avrebbero potuto, o forse i guerrieri ai suoi ordini erano maestri di spada più esperti di quelli dalriadi... Trovava strano soltanto il fatto che la partenza dall'abbazia di Ioua fosse avvenuta così i...

Capitolo 14: La traversata

Era trascorso un anno da quando Leo e fra Luciano avevano raggiunto l'abbazia di Ioua. Ora Leo era ripartito, ma in circostanze del tutto diverse da quelle che avrebbe potuto immaginare. Secondo la missione organizzata da Cassiodoro, lui e fra Luciano avrebbero dovuto trattenersi in Hibernia per uno, forse due anni, per poi tornare in Italia portando con sé preziose pergamene e relazioni sui monasteri locali. Le cose, però, erano andate molto diversamente. Leo aveva lasciato Ioua all'improvviso, separandosi da fra Luciano forse per sempre. E per andare... dove, poi? A pensarci bene, non era nemmeno sicuro che Cassiodoro fosse ancora in vita: l'anziano abate del Vivarium doveva aver superato gli ottant'anni, e diversi mesi erano trascorsi dalla sua ultima epistola, in cui egli chiedeva notizie del loro soggiorno in Hibernia. Ma quella missiva doveva essere partita dall'Italia quasi un anno prima, ormai. Leo era ancora affranto per come si era conclusa la sua ultima c...

Capitolo 13: Rapimento

«Sto perdendo la pazienza, frate», minacciò Caimir. Ma quel Colmkille  —  o come accidenti si chiamava  —  lo fissò senza il minimo timore. «Ho detto che proseguiremo quando sarà arrivato il mio scrivano», rispose. Parlava in brittonico, ma con un marcato accento goidelico. «Non capisco cos'altro ci sia da mettere per iscritto», insisté Caimir. «Vi ho già mostrato il messaggio col sigillo del mio signore Riderch: dovete solo dirmi sì o no. Non abbiamo bisogno di scrivani». Ma l'altro scosse semplicemente la testa, senza aggiungere parola. Avevano discusso già troppo a lungo. Dovevano concludere in fretta: Caimir e i suoi uomini non erano al sicuro su quell'isola. Riderch gli aveva affidato una missione rischiosa, e lui aveva tutta l'intenzione di portarla a termine. Ma persino arrivare fin lì non era stato semplice. Avevano viaggiato su un'anonima barca senza insegne, governata da rematori del Rheged che conoscevano bene le coste fino alla Dál Riata, e che aveva...