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Visualizzazione dei post da settembre, 2025

Capitolo 8: A Cair Ligualid

Riderch e i bambini stavano ancora dormendo beatamente. Distesa sul letto, Languoreth godeva della calma che precede l'alba. La prima luce dell'aurora già filtrava nella stanza. Udì gli uccelli mattutini cinguettare fuori e, in lontananza, un cavallo al trotto. Cair Ligualid era una vera cittadina, un mondo a parte rispetto ad Alt Clut. Le antiche mura romane, per quanto diroccate, e le abitazioni in blocchi squadrati di sasso le ricordavano le città favolose delle storie che sua nonna le raccontava da bambina. E nel cortile dell'abitazione di re Urbgen c'era perfino una fontana in pietra, elegante e solida, dalla quale l'acqua sgorgava senza sosta. Dicevano che un condotto sotterraneo la portasse da un fiume lontano: un'opera lasciata dai Romani, molte generazioni addietro. Eppure funzionava ancora con la stessa regolarità, come un vero prodigio. L'alloggio che Urbgen aveva messo a loro disposizione era curato e dignitoso: pelli morbide stese sui giacigli, ...

Capitolo 7: L'assemblea

Áedán si teneva eretto sul seggio nella sala reale di Alt Clut. Il mal di testa durava ormai da tutta la mattina. Ogni pulsazione nel cranio era una lama che si conficcava dietro agli occhi, ma doveva mostrarsi saldo e forte. Intorno, i capiclan britanni lo scrutavano con visi duri e diffidenti. Prima avevano invocato il suo aiuto per spodestare il loro stesso re, e ora lo accusavano di aver messo a ferro e fuoco la loro cittadella. Qualcosa, chiaramente, era sfuggito di mano. «I termini dell'accordo erano chiari!», tuonò un congiurato dalla barba grigia, la voce incrinata dall'ira. «Non doveva essere arrecato danno né alla popolazione né alla Rocca. E voi l'avete bruciata! Questa razzia rimarrà nella memoria come tra le peggiori avvenute nelle terre di Prydein!». Un boato di voci e di insulti approvò quelle parole. La verità era che Áedán trovava patetici quei capiclan e le loro proteste. Si atteggiavano ora a giudici inflessibili, ma erano gli stessi che avevano implorato...

Capitolo 6: Attacco ad Alt Clut

Cuntigern spalancò gli occhi di colpo e si accorse di essersi assopito nel mezzo della preghiera. «Ti chiedo perdono, o Signore», mormorò tra sé. Qualcosa lo aveva destato all'improvviso e, mentre ancora cercava di capire di che si trattasse, le udì di nuovo: erano grida, provenienti dall'esterno della capanna. «Cos'è?», domandò l'anziano monaco Serf dall'altro lato della capanna, dietro il telo che separava i loro giacigli. «Stavo per chiedertelo io», replicò Cuntigern, ormai del tutto desto. Le urla e i rumori fuori si facevano sempre più forti. Era ancora inginocchiato sul pavimento, nella posizione in cui si era assopito. Nel rialzarsi sentì le gambe dolergli, intorpidite dal lungo stare piegato. Con passo incerto scostò il telo e si avviò verso l'uscio: doveva vedere con i propri occhi che cos'era quel clamore che squarciava il silenzio della notte. Quando si affacciò all'esterno, si fece d'istinto il segno della croce. Non molto distante, alcun...